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 MASCHERE BAROCCHE - TRENTO - 4



  

Maschere - Trento 

TR E N T O  D I  M A S C H E RE, SA T I R I  E  ALTRE  RAFFIGURAZIONI

  FANTASTICHE  E MERAVIGLIOSE


"

"The movement was just as much a Counter Renaissance as a Counter Reformation... “.

Le decorazioni a grottesca, ormai ricondotte nel pieno barocco entro l'alveo di un raffinato e convenzionale gusto classicistico, finirono progressivamente con lo sparire o l'essere radicalmente trasformate. I mascheroni invece, che delle grottesche erano solo uno dei tanti elementi decorativi, acquistano fra Cinquecento e Seicento uno spazio autonomo e compaiono un po' ovunque, nei portali e nelle facciate di palazzi e case nobiliari. A Trento, città del Concilio, sarebbe  lecito aspettarsi che le teorie della Controriforma abbiano conosciuto una totale applicazione, ma alcuni dei mascheroni qui documentati, e che compaiono proprio nei più importanti palazzi costruiti dopo il Concilio, non sembrano corroborare questa ipotesi.Alcuni esemplari testimoniano certamente la normalizzazione stilistica voluta dalla controriforma ma il loro numero, in definitiva, è piuttosto esiguo.Dal Seicento pare invece svilupparsi un immaginario mostruoso e meraviglioso che pare connesso non tanto alla razionalità dell'ordine classico, ma a delle categorie del fantastico e del Sublime che esulano da ogni tentativo di mimesi e si riallacciano a un immaginario Altro, non ufficiale. Significativo, a riguardo, è anche il poema di Pietro Andrea Mattioli, Il Magno Palazzo del Cardinale di Trenta descritto in ottava rima, opera che il Battisti non esita a definire come documento fondamentale per la storia dell' arte profana e che si dilunga proprio sulle decorazioni della residenza dei principi vescovi e sulle cerimonie che attorno ad essa venivano svolte. Palazzo TrautmaÌinsdorf, palazzo Marzani e palazzo Sardagna, ciascuno con proprie specificità, sembrano avvalorare questa chiave di lettura poiché contrastano palesemente con i principi stilistici che animano il gusto classicistico imperante un po' ovunque nel Seicento e nel primo Settecento. Palazzo Trautmannsdorf, in particolare, sembra rifarsi a un immaginario mostruoso non ingentilito né addomesticato dalle teorie artistiche della Controriforma. Si tratta di un repertorio unico di maschere, dall'aspetto quasi teatrale e, talora, non privo di toni drammatici e inquietanti. Soggetti, comunque, evidentemente poco adatti alle esigenze propagandistiche della chiesa cattolica e alle sue finalità di edificazione devota. Le maschere di palazzo Trautmannsdorf sono espressione di una sensibilità anticlassica: agli occhi dei teorici controriformisti dovettero certo apparire come espressione di un genere fantastico, licenzioso e trasgressivo. Pur trovandosi questo palazzo di fronte alla residenza storica dei principi vescovi, il castello del Buonconsiglio, nelle sue maschere decorative pare evidente la reminiscenza di stilemi artistici medievali d'oltralpe. Vi sono poi, fra i suggestivi particolari di alcune immagini qui presentate, quelli dei mascheroni in bugnato di palazzo Marzani: espressioni che affondano nel magma vivo e convulso di pietre scabrose, sguardi tenebrosi e bocche contorte che emergono quasi da un inferno dantesco. Sono maschere la cui pregnanza espressiva riempie fino in fondo lo sguardo dell'osservatore: espressioni quasi intollerabili e chiaramente lontane dai convenzionalismi eruditi auspicati dal Paleotti o dal Borghini. Così pure via Manci: visi che ricordano per qualche verso le maschere greche, amplificando un sentimento fino all'esasperazione.