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 MASCHERE BAROCCHE - TRENTO - 5



  

Maschere - Trento 

TR E N T O  D I  M A S C H E RE, SA T I R I  E  ALTRE  RAFFIGURAZIONI

  FANTASTICHE  E MERAVIGLIOSE


"

"The movement was just as much a Counter Renaissance as a Counter Reformation... “.

La logica che vi soggiace non è quella apollinea, classica e olimpica, ma quella dionisiaca, anticlassica. Degne di nota sono pure certe decorazioni, apparentemente insignificanti, di palazzo Sardagna. Le maschere che affiorano dai cornicioni delle finestre contrastano apertamente con il trionfalismo barocco dei telamoni posti nell' accesso principale; impronta stilistica che poi si prolunga nei convenzionalissimi cherubini e  nelle erudite grottesche della loggetta. A confronto, quelli dei comicioni sono elementi certamente secondari e poco interessanti da un punto di vista estetico. Essi, tuttavia, rappresentano un dettaglio non irrilevante di una intenzionalità artistica; anzi, si prestano a testimoniare assai bene la presenza di un'ideologia sotterranea rispetto a quelle ufficiali. Le decorazioni incomplete di palazzo Sardagna sono un segno, contengono in potenza tutta l'enfasi di un immaginario che la controriforma cercò di limitare e d'irreggimentare con la scelta di determinati soggetti e l'utilizzo di certi canoni e convenzioni stilistiche: sono il limite estremo cui pare giungere, a Trento, una tendenza tanto evidente nelle testimonianze qui raccolte. Anche le decorazioni lignee interne di palazzo Geremia, benché di produzione ottocentesca, rievocano un immaginario mostruoso ed eclettico legato, probabilmente, al mondo medievale, a categorie estetiche del sublime e del mostruoso svincolate da quella imitazione del 'reale' che ha sempre ispirato il gusto classico. I mascheroni di palazzo Trautmannsdorf, palazzo Marzani e palazzo Sardagna, in definitiva, non sembrano solo frutto del caso; dietro alle variazioni e sperimentazioni inedite che testimoniano è possibile rilevarvi una specifica intenzionalità artistica. Maschere come rappresentazioni mostruose e meravigliose, espressioni di un'intenzionalità che non intendeva soccombere all'accademia, al convenzionale, all'erudizione vuota, al conformismo. Che questa intenzionalità artistica attinga dalla grande riserva dell'immaginario fantastico e mostruoso medievale d'oltralpe o dalla poetica del Manierismo, che essa fosse (una sorta di licenza o trasgressione all'ordine imposto dal nuovo clima ideologico e culturale affermatosi nella città del Concilio, che fosse manifestazione di un immaginario sotterraneo, a margine delle teorie dominanti, o semplice repulsione da un'accademia volta sempre più alla perfezione tecnica, ma priva di 'argutezza', resta aperto all'indagine. Tale tendenza, comunque, pare chiaramente iscriversi in un registro anticlassico e antirinascimentale. A Trento, baluardo di una contro riforma le cui teorizzazioni sull'arte si posero a guardia dell'immaginario collettivo di un'epoca, oltre che della fantasia individuale, la relazione tra Controriforma e Antirinascimento, la precisa scelta di una concettualità estetica come strategia di comunicazione, anche in un genere minore come quello dei mascheroni architettonici, pare aprire in questo senso un nuovo e interessante capitolo ancora, in parte, da esplorare.